Bertoli Maila Bertoli Maila . Padova, (Veneto) Guida Turistica Padova e ville venete Provincia di Padova.
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I bambini che guardano Padova

Bambini  Padova

I bambini che guardano Padova ascoltano meno ma sentono di più. Girano con l’indice alzato e lo fanno atterrare su ogni vetro che capita loro a tiro. I bambini che guardano Padova le contano tutte, una per una, le stelle di quel soffitto: “ventotto-ventinove- ventidieci...” Tutto scorre a velocità giusta nel loro mondo. Non hanno il tuo tempo, il tempo delle tue parole. Perché se Antenore “affonda” Padova allora è un bel

guaio. Devi conoscere bene poteri e armi di questo supereroe altrimenti non ti credono. Non hanno il tempo di ascoltare tutte le tue parole. Loro le cose le sanno meglio di te, sanno cosa prendere e cosa tralasciare. Puoi metterci l'anima per esaltare i colori alle pareti.. stai sicuro che loro notano subito le uniche due figure in nero. Touché. Traguardo tagliato, mentre tu sei ancora alle griglie di partenza. Allora cominci a credere che abbiano davvero un superpotere, un'arma che ti sconfigge: la fantasia. E si chiedono che razza di scatola di mattoncini avranno avuto per costruire le mura di Padova. “Beh io quella torre un giorno l'ho fatta più alta del cielo, grande così”: con una smorfia spalancano le loro braccia di burro e ti sembra che stiano per volare davvero sopra a quella torre.
Gli occhi dei bambini che giocano Padova vedono tanti Pinocchio su quel Canton. O ti chiedono dove si deve inserire la monetina per far dondolare il cavallo. E riempiono l’aria con la loro risata nel sentire quell’indeciso che si alza e si siede in braghe di tela. E quella risata ti colpisce al cuore. Te lo riempie. Te lo illumina di vita. I bambini che osservano Padova vogliono vedere se è vero. E trovano buffo che abbiamo rovesciato una nave per coprire la chiesa. Allora tutti insieme, dolcissime danzatrici di carillon, si piegano di lato per vederla al contrario e poi dicono “E' vero”- Promossa. E se gli mostri quel puzzle di dimensioni enormi esclamano in coro: “poverinooo”. E sono così dispiaciuti che se vuoi ti collegano loro i punti sul muro per fare uscire il disegno che manca. Ma non serve. Loro quello che non c'è, non lo vedono. Come fai a vedere quello che non c'è, dai…
I bambini che scoprono Padova ci credono davvero che quello l'abbia fatto per dispetto a fare lo scorpione così grande. “Gli sta bene. Una promessa è una promessa”. Giocano a Memory di fronte a tutti quegli stemmi: questo è uguale a quello. Coppia! 1 punto. E sanno quello che vogliono: “Un giorno attaccherò anche il mio lì”. I bambini che giudicano Padova non capiscono il mondo dei grandi. Ed è proprio da monelli l’aver lasciato aperte quelle porte anche di notte. “E se entravano i cattivi?” Appunto. Magari l'8 febbraio.
I bambini che sognano Padova ci vogliono credere che lì sotto scorra ancora il fiume. “Come fai ad asssiugarlo. Impozzibile. Vedi? esce da questa cascata. Se sarebbe prosssiugato non usssirebbe da lì!”. I bambini che vivono Padova si fidano di te, e se gli mostri quei 78 illustrissimi soldatini di pietra ti chiedono: “Tu quale sei?”. Non puoi imbrogliarli e nemmeno raccontare loro la storia dell’orso. Quella della gatta invece sì nel caso ti mancasse la loro risata.
Si ricordano tutto e alla fine ti interrogano. E se non hai capito non chiedere troppo. Si stancano di spiegarti tutto. Devi fidarti di loro, osservare Padova con il loro filtro, ancora sporco da latte, che lascia fuori smog e traffico, pensieri e problemi. Una cosa è conoscere Padova. Un'altra è quello che solo loro ti vogliono insegnare: devi solo stringere loro la mano e lasciarti guidare. Al galoppo di quei leoni o nel loro volo al seguito di quei piccioni. Avvolto dal loro profumo di biscotti o attaccato alle loro guance sbaciucchiate o conquistate dal cioccolato. Solo allora puoi dire che Padova la vivi davvero.

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