Bertoli Maila Bertoli Maila . Padova, (Veneto) Guida Turistica Padova e ville venete Provincia di Padova.
Guida Turistica Padova e Ville Venete Padova, (Veneto). 3385648858. .

Cercando le origini al Museo della Navigazione Fluviale di Battaglia Terme

Tre Canali. Bisatto, Battaglia, Vigenzone. Battaglia Terme sorge qui. Ma guarda lontano, verso Bovolenta, Pontelongo e Chioggia. Mare. Verso i Colli Euganei. La trachite e la scaglia. 1189-1201: centinaia di lavoratori come formiche a scavare quella che per secoli sarebbe stata “l'autostrada” Colli Euganei- Padova...Venezia. L'impresa è grandiosa e richiede tempo. Ci si stabilisce qui. Sabionari, barcaroli, cavalcanti, squeraroi. Il villaggio si allarga e diventa la scenografia ideale per quella che sarà la “Civiltà dei Lavoratori del Fiume”. Non è un caso cheil Museo della Navigazione Fluviale sia nato a Battaglia Terme. Se arrivi da Padova ti accorgi subito della singolarità di questo paese, pur modernissimo, ma che strizza l'occhio al passato. Ti sembra che

il tempo si sia fermato all'ultimo dei barcari. Una barca , un ponticello, la strada. Un parapetto che ti invita a scendere dall'auto e a cercare l'acqua. Se sai che qui, a pochi passi, c'è il Museo della Navigazione non puoi tirare dritto. E allora imbocchi una delle prime vie sulla sinistra. Non ti serve la fantasia. Sei circondato da mille colori, casette basse e dalle forme svariate, un terrazzo, dei fiori, pietre agli angoli delle case. Il tempo si è splendidamente fermato a Battaglia Terme. Come un labirinto, Inngarten che ti conduce solo e soltanto lì. Torretta avvistata. Missione compiuta. Il Museo. Che ora sembra farti l'occhiolino, complici un po' quelle finestre arcuate. Un ex Macello tornato a nuova , serena vita. Fantastico. L'acqua scorre ancora, per scopi diversi, ma scorre ancora dentro a quei muri. Ancora devi entrare e già ti ha conquistato, grazie ai tanti pezzi di vita che trovi sul piazzale antistante. Una splendida caorlina, un' elegante mascareta, una gondola, e poi brìcole, fèri... E' più forte di te, devi entrare, devi capire. Se sei fortunato incontri lui, che come per magia ti cambia d'abito e ti veste dei suoi panni, quelli del barcaro, dell'ultimo dei barcari. Non ti fa entrare subito deve prepararti bene. E allora apre la corrente dei ricordi e senza accorgertene vieni rapito dal vortice del suo racconto. Ti sembra di essere davvero sul suo burcio. E non ti è difficile vederlo ancora bambino, in barca al seguito di suo padre, apprendista anzitempo che non ascolta la lezione, la vive. In barca non hai il tempo di prendere appunti, perché in un attimo hai già imparato la lezione. Mio padre non mi spiegava come andavano fatte le cose, aspettava che le facessi da solo, che sbagliassi e poi mi insegnava come andavano fatte. Un grande. E sorridendo ti racconta di quella volta che, durante la navigazione, ha cercato di spostare il caffè bollente seguito dalla coda dell'occhio dal padre..Capisci facilmente la semplicità, la quotidianità e la spontaneità di questa “Civiltà dei Lavoratori di Fiume” guardandolo negli occhi, seguendo i suoi occhi che brillano mentre sala dopo sala ti spiega gli attrezzi da lavoro, pezzi di barca, pezzi di vita. E allora impari che esistono vari tipi di imbarcazione, con scopi diversificati. Guardi i modellini in scala dei burci, del burcio padovano. Osservi sezioni di barca da sotto come se fossi un sommozzatore. Emozionante. Poi ti sposti in un'altra sala e ti immergi in uno squero, perdendoti a fissare nei dettagli tutti quegli attrezzi che nemmeno sapevi esistessero. Un po' ti perdi perché li senti per un attimo lontani da te, dalla tua vita. Ma ti basta pochissimo...Questo trapano a mano ce l'aveva anche mio padre, devo averlo ancora da qualche parte a casa...E' fatta. Anche tu sei parte della Civiltà Fluviale, anche tu hai le carte in regola per sentirti parte del tutto. “Te sì come a pégoea”... mappensatè ...deriva da questo... Per fare mente locale ti soffermi un po' a studiare le vie navigabili sulla carte idrografiche a disposizione nella Sala di Mezzo. Ecco noi siamo qui, ora ho capito da dove arrivano quelle acque. Che forte. Sali ancora e scopri i vari mezzi di propulsione. E tu che pensavi che esistessero solo i remi o i potenti motori dei tempi moderni! La cosa è un po' più complicata ma tu ti fermi con piacere a sentire di vele maestre, forcole, remi, eliche. Tu, che finora potevi vantarti di aver costruito al massimo solo origami di barche, ora ti senti fiero di conoscere tanti segreti del mestiere. L'ultimo dei barcari non ti lascia andar via prima di averti conquistato. E sa attirare anche l'attenzione dei bambini, che nel frattempo si sono persi da qualche parte, lì. Di fronte a quel vetro, sul posto di comando. A fare a gara a chi gira il timone più forte della luce o a chi suona la campana per primo. Din don. Ma lui li prende dolcemente per mano e riprende la rotta. Con una corda e un fare da prestigiatore esperto fa quattro, cinque nodi e magia-magia con un colpo li scioglie tutti. E' fatta. Ti guardi intorno in questa ultima sala e ti ritrovi circondato da tanti oggetti di vita quotidiana, valigie, stufe a legna, moschéti, e così via.

Solo allora ti rendi conto che la “Civiltà dei lavoratori di Fiume”, fatta di fatiche, di freddo, di caldo, di difficili problemi e adeguate soluzioni fa parte di un'Età dell'Oro che ti manca e a cui ti sarebbe piaciuto appartenere. E ringrazi questi testimoni di un tempo che fu, li ringrazi di aver condiviso con te i loro ricordi. Li ringrazi di averti fatto vedere la vita da un punto di vista privilegiato, quello della barca. Quante storie hanno visto sfilare notte e giorno su quegli argini, quanti suoni, rumori ovattati hanno sentito provenire da lì. Quante mogli hanno atteso a casa o sul ponte l'arrivo del marito, dopo giorni di lavoro su acqua. Quanti figli hanno seguito i loro padri lasciando i giochi del cortile, prima che ferrovie e autostrade gettassero questi “ricordi in fondo al mare”, o meglio in fondo al fiume, al canale. E mentre penso a questo provo un desiderio di ritrovare le mie origini. Ho letto da qualche parte che lì vicino, nei pressi della Conca di Navigazione , inaugurata nel 1923, è stato sistemato un burcio dal nome “Luisa”. Vado a cercarlo e mentre mi avvicino ripenso a mio nonno, a tutte le volte che ha tirato il suo cavallo dagli argini per far muovere il burcio. Quanti i racconti e gli aneddoti che vivo ogni volta col filtro degli occhi di bambina di mia madre. E mi piace pensare che il Burcio “Luisa” sia proprio quello che tirava lui, la sua missione quotidiana, talmente importante e vitale da ricordarla ogni volta che chiamava la figlia per nome. Ed ecco svelato il segreto. La “Civiltà dei Lavoratori di Fiume”, non fa parte dell'Età dell'Oro. Non è passata. Rivive ancora, nel cuore di chi, passando per Battaglia Terme, dove il tempo si è fermato, accosta e va alla ricerca delle origini. Proprie o del proprio paese. La storia siamo anche noi – Back to the Future.

BERTOLI M., "Il Museo della Navigazione di Battaglia Terme", contenuto in "Piacere Padova & complimenti Padova". a cura di DONA', P. vol. 1. Padova, 2013.

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