Bertoli Maila Bertoli Maila . Padova, (Veneto) Guida Turistica Padova e ville venete Provincia di Padova.
Guida Turistica Padova e Ville Venete Padova, (Veneto). 3385648858. .

Al Santo con gli occhi di un bambino.

Al Santo con gli occhi di un bambino

Ci puoi andare da solo, con gli amici, in famiglia. Lui accoglie tutti. Se poi ci vai con un bambino, allora puoi davvero capire profondamente cosa significhi “andare al Santo”. Via Belludi si trasforma in una sorta di viaggio a tappe tra banchetti con statutine cambia-colore e palmi all'insù che ti chiedono un po' di

respiro. Mentre percorri la via sbirci da lontano la facciata maestosa e le imponenti cupole “del Santo che fa ciaro aea sità”. Che bella la Basilica.

In piazza sei un po' frastornato da tanta bellezza. Da un lato hai la Scuola del Santo, prezioso custode di miracoli fermati nel tempo dalla mano sublime di Tiziano e altri “amici” del '500. Poi L'Oratorio di San Giorgio, scrigno magico uscito dal pennello di Altichiero. Ma i bambini non notano questi giganti in fila. Loro di sicuro sono già partiti in quarta alla rincorsa dei piccioni. E mentre ti incanti a guardare le loro acrobazie, alzi l'occhio e noti lui. Gattamelata che ti volge elegantemente le spalle. E' un trucco per incuriosirti ad andarlo a vedere da vicino. La perfezione dell'uomo e del suo cavallo che camminano sulla strada del Rinascimento. Arrivano. Passano. Vanno.

Se poi riesci a recuperare la tua mini guida che ha ormai preso il volo tra risate e braccia alzate, puoi finalmente entrare, non prima di aver notato la lunetta sopra la porta centrale. “Ma non si vedono i piedi di quei due...”. Touché. Ed eccoci qui finalmente. Sei così frastornato che pensi di aver capito il perché di tanta importanza di questo luogo, ma ti sbagli, non hai capito proprio nulla. Ogni artista passato per Padova ha lasciato il suo ricordo al Santo e potresti perderci delle ore a osservare tutto. Essendo una chiesa di pellegrinaggio con un corpo da venerare ti imponi di seguire il percorso standard: navata sinistra, arca, un'occhiata all'altare, deambulatorio e il vertice ultimo di quest'asse, la Cappella del Tesoro, per poi continuare nella navata destra con le altre Cappelle. Figurati. Il piccoletto già ha percorso avanti e indietro lo spazio antistante la Madonna. “Mi segue con lo sguardo!” E con la scusa di seguirlo fai la prova anche tu per l'ennesima volta, per avere la conferma che non si sia scordata di te.

Poi il piccoletto ti prende e ti fa fare il giro al contrario. Nota tutto e con il ditino alzato ti chiede mille perché. L'unica cosa che non noterà sicuramente sono i bronzi sull'altare. Quelli devi mostrarglieli tu. Devi. Non serve che gli parli di “stiacciato”, di pittura scolpita, di Donatello. Mostragli soltanto il viso di Maria. La più bella Madonna del mondo. Umana, quotidiana eppure eterna. E digli pure che quel bimbo che lei sta per mostrare al mondo alzandosi dal trono è lui, bello come il sole... E poi torna alla ricerca del Tesoro.. Sant'Antonio in gloria, capolavoro barocco di Parodi, ti accoglie. La cassa, gli ostensori, ognuno con la sua storia, le reliquie. ”Oooh..” questa è l'unica cosa che ti dirà. Non ci sono parole, d'altronde. Sei finalmente certo di aver capito il perché di tutto ciò, di tutta questa fama. Sbagliato. Sei ancora molto lontano. E via... ”Ma se è bianca perché la chiamano Madonna Mora”? Bingo.

E finalmente la intravedi con la coda dell'occhio, la casa ultima del Santo. E mentre ti avvicini non sai davvero dove guardare. Nessun problema, te lo indica lui. E attraverso i suoi occhi ti rendi finalmente conto del perché. “Guarda queste statue bianche alle pareti. Questa vecchietta è proprio buffa”. Le tre età della vita, sintesi sublime ed ultima del cerchio della vita. Finito e non finito. “Guarda quel bicchiere! è caduto e ha rotto il pavimento”. “Ma cos'è successo? Perché tutte queste foto? E perché quella signora fa così? E' triste o sorride?”.

E mentre rispondi ai suoi mille perché, scopri davvero qual è il miracolo di questo Santo che è senza nome perché se li porta tutti sulle spalle quei nomi infiniti, scritti su foglietti accartocciati, inumiditi dalle lacrime e portati fin qui da occhi che tanto hanno visto, pronunciati fino allo sfinimento da bocche che non sanno più a chi parlare. Sorrisi cercati, persi e ritrovati. Mani che si accavallano l'una sull'altra su quel marmo verde che sembra averli assorbiti tutti i versi di quelle preghiere che arrivano dal profondo del cuore. Preghiere dell'ultima e prima speranza. Foto che si fanno spazio, cercano un altro respiro, sovrapponendosi una all'altra in questa città virtuale che qui si è creata, foto dopo foto, come piccoli mattoni. “Rivedo tuti i popoi davanti a sta Basiica..”. Ecco il perché di tutto ciò. Ed è in questo momento che tu allora alzi lo sguardo in alto e lì, al centro di tutto, sopra l'ombelico del mondo, tra stucchi e oro, trovi la risposta. Questo è il Santo, il nostro Santo, questa è la nostra Padova, la tua Padova. Del resto, Padova sei tu. “Gaude felix Padua, quae Thesaurum possides”.

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